Descrizione

La legge 85 del 30 giugno 2009, dopo tredici anni di silenzio normativo, ha ratificato il Trattato di Prüm istituendo la banca dati nazionale del DNA e stabilendo i casi e i modi in cui è lecito procedere al prelievo coattivo di materiale biologico.
Il presente volume intende chiarire le innovazioni inserite dalle recenti norme nel tessuto codicistico e nella prassi delle aule di giustizia. A ciascuna di esse sono dedicati analisi e commenti specifici, accompagnati dall’esposizione dei principali filoni giurisprudenziali e dottrinali e delle metodiche investigative invalse presso gli organi inquirenti, nella convinzione che solo l’instaurazione di uno scambio interdisciplinare effettivo tra giuristi e scienziati potrà consentire una corretta e serena applicazione della legge.
La trattazione, pur nella precisione tecnica, risulta facilmente accessibile oltre che per gli specialisti del settore (giurista, medico-legale, genetista forense, personale operante nella polizia giudiziaria) anche per gli operatori sanitari che si trovino a fronteggiare questioni inerenti alla materia.

Indice:
1. Il prelievo biologico nel processo penale italiano
1.1 Premessa
1.2 Il prelievo biologico e la sua invasività
1.3 L’ evoluzione della giurisprudenza costituzionale riguardo al prelievo biologico. In particolare, la pronuncia del 1996 e le sue conseguenze.
1.4 Le implicazioni nella pratica investigativa e la risposta della giurisprudenza
1.5 Due casi di prelievo biologico previsti dalla legislazione speciale: articoli 186 e 187 del Codice della strada e articolo 16 della legge 15 febbraio 1996, n. 66
1.6 Il primo intervento legislativo in materia di prova del DNA: la legislazione antiterrorismo
1.7 Le proposte di riforma per una nuova disciplina della materia del prelievo di materiale biologico (rinvio)
1.8 La legge 30 giugno 2009, n. 85
1.9 L’ articolo 224bis: il prelievo nel corso della perizia
1.10 L’ articolo 359bis: il prelievo a iniziativa del pubblico ministero
1.11 L’ articolo 349 comma 2bis: il prelievo da parte della polizia giudiziaria
1.12 La sorte dei campioni biologici prelevati e dei profili genetici tipizzati nel corso del procedimento penale
2. L’ istituzione della banca dati nazionale del DNA
2.1 Premessa
2.2 La situazione italiana prima della legge n. 85 del 2009
2.3 Le banche dati a uso forense e la legge n. 85 del 2009
2.4 L’ attività della banca dati nazionale del DNA
2.5 L’ attività del laboratorio centrale per la banca dati del DNA
2.6 Le altre disposizioni del capo II della legge n. 85 del 2009
3. La questione etica nel trattamento dei campioni biologici e dei profili genetici
3.1 Il quadro assiologico di riferimento: i dati genetici e le delicate posizioni soggettive implicate
3.2 Il contemperamento tra ragioni di giustizia e tutela dei diritti fondamentali nella legge n. 85 del 2009
3.3 Trattamento e accesso ai dati; tracciabilità dei campioni (articolo 12)
3.4 Cancellazione dei dati e distruzione dei campioni biologici (articolo 13)
3.5 Sanzioni (articolo 14)
3.6 Le istituzioni di garanzia (articolo 15)
3.7 La tutela dei minori nella gestione delle banche dati a uso forense
4. Una valutazione comparatistica: l’ indagine genetica in Inghilterra, Germania e Francia
4.1 Premessa
4.2 L’ indagine genetica in Inghilterra
4.3 Il prelievo biologico e la banca dati in Germania
4.4 Il caso della Francia
4.5 La banca dati del DNA italiana a confronto con le esperienze degli altri Paesi: verso un archivio genetico europeo?
Appendice
Capo I Disposizioni generali
Capo II Istituzione della banca dati nazionale del DNA e del laboratorio centrale per la banca dati nazionale del dna
Capo III Scambio di informazioni e altre forme di cooperazione
Capo IV Modifiche al codice di procedura penale in materia di accertamenti tecnici idonei a incidere sulla libertà personale
Capo V – Disposizioni finali
Bibliografia

Nota sugli Autori
Vittoria Marchese è dottoressa in Giurisprudenza e collabora con gli altri Autori nel Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Padova, dedicandosi alla ricerca in vari ambiti della Medicina Legale.
Daniele Rodriguez è professore ordinario di Medicina Legale nell’Università di Padova, dove insegna in vari corsi di Laurea delle Professioni Sanitarie e nel Corso di Laurea Magistrale in Giurisprudenza. Attualmente è presidente del Corso di Laurea in Scienze Infermieristiche e del Corso di Laurea specialistica di Scienze delle Professioni Sanitarie della Riabilitazione dell’Università di Padova.
Luciana Caenazzo è professore aggregato di Medicina Legale nell’Università di Padova, dove insegna in vari corsi di Laurea delle Professioni Sanitarie e nel Corso di Laurea Magistrale in Giurisprudenza.