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ITA
Il contributo valuta le attuali versioni digitali del Thesaurus linguae Latinae (ThlL), evidenziando i limiti di una codifica XML-TEI prevalentemente tipografica. Sostiene la necessità di una marcatura più esplicitamente semantica, al fine di migliorare le funzionalità di ricerca e l’interpretazione dei dati. In questo contesto, presenta un progetto di digitalizzazione in corso, sviluppato da Sapienza Università di Roma in collaborazione con la Bayerische Akademie der Wissenschaften, che si basa su un processo di codifica semi-automatica per la realizzazione di un ThlL digitale più flessibile, interoperabile e orientato alla ricerca.
ENG
This paper evaluates the current digital versions of the Thesaurus linguae Latinae (ThlL), highlighting the limitations of predominantly typographic XML-TEI encoding. It argues for a more explicitly semantic markup in order to improve search functionality and data interpretation. In this context, it presents an ongoing digitisation project, developed by Sapienza Università di Roma in collaboration with the Bayerische Akademie der Wissenschaften, based on a semi-automatic encoding process aimed at creating a more flexible, interoperable, and research-oriented digital ThlL.
Between word and omission: the construction of ethos in Suetonius’ De grammaticis et rhetoribus
L’articolo analizza il De grammaticis et rhetoribus di Svetonio come laboratorio di sperimentazione biografica, mettendo in luce il ruolo centrale dell’omissione nella costruzione dell’ethos. A differenza delle Vitae Caesarum, caratterizzate da ricchezza aneddotica e interesse per la dimensione morale e privata del potere, questa sezione del De viris illustribus adotta uno stile sobrio, selettivo e funzionale, orientato alla rappresentazione dell’autorità intellettuale. Attraverso l’analisi di quattro casi emblematici – Quinto Remmio Palemone, Marco Verrio Flacco, Marco Epidio e Gaio Albucio Silo – lo studio dimostra come Svetonio adotti strategie retoriche quali reticentia e occultatio per modulare l’informazione biografica. Gli elementi potenzialmente dissonanti o scandalosi non vengono negati, ma ridotti o taciuti, in modo da preservare la coerenza del profilo pubblico. Ne emerge un “ethos per sottrazione”, costruito non attraverso l’enfasi, ma mediante il controllo del discorso e la selezione narrativa. Il silenzio si configura così come dispositivo retorico e ideologico, capace di trasformare figure storiche in paradigmi di autorevolezza disciplinare. Il De grammaticis et rhetoribus si rivela pertanto non un’opera minore, ma un modello alternativo di biografia, fondato sulla funzione culturale e sulla trasmissione del sapere.
ENG
This article examines the De grammaticis et rhetoribus of Suetonius as a site of biographical experimentation, highlighting the central role of omission in the construction of ethos. Unlike the Vitae Caesarum, which are marked by anecdotal richness and a strong interest in the moral and private dimensions of power, this section of the De viris illustribus adopts a restrained, selective, and functional style aimed at representing intellectual authority. Through the analysis of four case studies – Quintus Remmius Palaemon, Marcus Verrius Flaccus, Marcus Epidius, and Gaius Albucius Silus – the study shows how Suetonius employs rhetorical strategies such as reticentia and occultatio to shape biographical narrative. Potentially dissonant or scandalous elements are not denied but deliberately minimized or suppressed in order to preserve the coherence of each subject’s public image. The result is an “ethos by subtraction,” constructed not through explicit praise but through discursive control and narrative selection. Silence thus emerges as both a rhetorical and ideological device, transforming historical figures into paradigms of disciplinary authority. The De grammaticis et rhetoribus should therefore be understood not as a minor work, but as an alternative model of biography grounded in cultural function and the transmission of knowledge.
On the genealogical position of manuscript Rb (Firenze, Biblioteca Riccardiana, 1005, and Milano, Biblioteca Nazionale Braidense, AG.XII.2)
ITA
Il presente contributo intende indagare la posizione genealogica del manoscritto Rb (Firenze, Biblioteca Riccardiana 1005 e Milano, Biblioteca Nazionale Braidense, AG.XII.2), importante testimone del secondo quarto del XIV secolo che tramanda la Commedia dantesca corredata dal commento di Iacomo dalla Lana. Sebbene le ricerche del “Gruppo di Ferrara” collochino Rb nella sottofamiglia settentrionale mad, il codice presenta alcune lezioni divergenti rispetto agli esiti caratteristici di tale ramo della tradizione. Attraverso l’analisi delle innovazioni singolari e delle varianti condivise con altre famiglie manoscritte, il contributo si propone di individuare le possibili fonti impiegate nella copia del codice e di chiarire il ruolo svolto dal copista.
ENG
Notes on the Beginning of Masuccio’s Novellino: The Dedication of the Editio Princeps
Il saggio propone una nuova interpretazione della dedica dell’editio princeps del Novellino di Masuccio Guardati, con particolare attenzione al passo in cui Del Tuppo afferma che il manoscritto autografo dell’opera era stato «delaniato e brusato da coloro che dentro sentiano nova de lloro casa». L’interpretazione avanzata suggerisce di considerare il sintagma «delaniato e brusato» non in senso letterale, come è stato fatto finora, ma in modo metaforico, nel significato di ‘criticato aspramente’. Tale interpretazione è avvalorata da un’analisi approfondita della dedica, che si presenta come un mosaico di riferimenti e citazioni masucciane. Il saggio esplora inoltre le possibili ipotesi relative all’identità dei detrattori evocati nella lettera e si sofferma sulla questione se Masuccio fosse morto o meno al momento della pubblicazione a stampa dell’opera.
The essay puts forward a new interpretation of the dedication of the first edition of Masuccio Guardati’s Novellino, paying particular attention to the passage in which Del Tuppo states that the autograph manuscript of the work had been «delaniato e brusato da coloro che dentro sentiano nova de lloro casa». It suggests considering the syntagma «delaniato e brusato» not literally, as has been done so far, but metaphorically, meaning ‘harshly criticised’. This interpretation is corroborated by an in-depth analysis of the dedication, presented as a mosaic of Masuccian references and quotations. The essay also considers possible hypotheses about the identity of the detractors mentioned in the letter and discusses the question of whether Masuccio was dead when the work was first published.
The “Storia di Attila” from Padua, 1466, according to manuscript 2257 of the University Library of Padua
ITA
Il manoscritto 2257 della Biblioteca Universitaria di Padova tramanda un’antologia di testi volti alla celebrazione delle leggendarie origini della città. A ff. 50ra-60vb compare la “Storia di Attila”, copiata fra l’8 e il 22 maggio 1466. Si tratta di un volgarizzamento interpolato della leggenda di Attila in Italia. Occorre verosimilmente distinguere tra l’interpolatore, che rimane anonimo, e lo «scritore», il copista che non si limitò a trascriverla, ma intervenne sporadicamente con alcune osservazioni personali. In mancanza di altri codici del volgarizzamento di P, non ci è concesso di valutare le discrepanze rispetto a un eventuale modello. In ogni caso, P non costituisce un calco delle versioni finora note, franco-veneta e latina, né del volgarizzamento veneziano del 1421. Segue l’edizione integrale del testo con il relativo commento.
ENG
Manuscript 2257 of the University Library of Padua (P) preserves an anthology of texts intended to celebrate the legendary origins of the city. Folios 50ra-60vb contain the “Storia di Attila”, copied between 8th and 22nd May 1466. This is an interpolated vernacular adaptation of the legend of Attila in Italy. It is likely necessary to distinguish the interpolator, who remains anonymous, from the scribe, who did not merely transcribe the text, but occasionally added some personal observations. In the absence of other manuscripts of P’s vernacular version, we are unable to assess discrepancies against a possible model. In any case, P is not a carbon copy of the versions known to date – the Franco-Venetian and Latin versions – nor of the Venetian vernacular version of 1421. The complete edition of the text follows with the corresponding commentary.
Ludovico Sandeo: An Updated Historical-Biographical Profile, with a Documentary Appendix
ITA
Il saggio presenta un quadro aggiornato del profilo di Ludovico Sandeo, poeta estense della seconda metà del Quattrocento. Un’approfondita ricerca archivistica e bibliografica permette di offrire nuove acquisizioni sul ritratto di una delle più colte figure tra i letterati intorno ad Alberto d’Este. Attraverso l’esame di documenti ancora inediti è infatti possibile proporre integrazioni e correzioni rispetto agli studi precedenti, soprattutto sulla data di morte di Sandeo, sulla sua produzione e sulla storia della famiglia.
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Thomas Pope Blount and the recognition of Italian authors in late-17th-century England
The Censura celebriorum authorum (1690) by Thomas Pope Blount is a vast collection of bibliographic and biographical evaluations concerning ancient and modern authors. Among the latter are many Italians. Comparative scholars have ignored this rich documention of the Italian presence in England and in Europe at the end of the Seventeenth century. Blount does not organizes his notes not as a “historia literaria” would, but rather as a “bibliotheca”, and he collects opinions on specific authors given by readers from all over Europe. Two of these entries (those on “Boccatius” and “Guicciardini”) give examples of the way Blount organizes his “censurae” or “judgements”. Comparatist would certainly profit from reading this work.
The deep meaning of my moral and civic commitment»: reflections on art and political conscience in the works of Giorgio Bassani
Il saggio analizza il rapporto tra impegno morale, coscienza politica e scelta formale nell’opera di Giorgio Bassani, muovendo dal paradosso di una narrativa profondamente segnata dalla Storia e tuttavia restia a rappresentare direttamente l’esperienza della militanza antifascista e della clandestinità. Attraverso l’esame dei testi diaristici, delle opere narrative e, soprattutto, del carteggio inedito con Hubert Decleva, il contributo propone una rilettura del concetto di “contenuto politico” in Bassani, inteso non come esposizione ideologica o testimonianza diretta, ma come postura etica e formale dello scrittore di fronte alla Storia.
ENG
This essay investigates the relationship between moral commitment, political consciousness, and formal choice in the work of Giorgio Bassani, starting from the paradox of a narrative deeply marked by History yet deliberately avoiding the direct representation of antifascist militancy and clandestine activity. Through the analysis of diary writings, narrative works, and especially the unpublished correspondence with Hubert Decleva, the article proposes a reassessment of Bassani’s notion of “political content,” understood not as ideological exposition or direct testimony, but as an ethical and formal stance toward History.
A meet of two narrative devices: Guerrin Meschino and the Calabrian folktale of the Sibyl
ENG
This article explores the intersection between literary narrative and popular folklore through the figures of Guerrino and the Sibyl. By comparing the text of Guerrin Meschino with written sources and oral traditions from the Aspromonte region, this study explores the relationship between myth, history, and cultural imagination. It highlights the process by which archetypes become historically embedded and turn into cultural stereotypes. Particular attention is paid to the “short circuits” between contemporary and non-contemporary elements, in which literary topoi act as connecting elements. Ultimately, the study argues that folklore reframes literary material, restoring its anthropological authenticity while reshaping cultural identity. Within this dynamic the tale of the Sibyl contributes to the symbolic definition of Calabria as a marginal space, yet one rich in mythical significance.
ITA
L’articolo analizza l’incontro tra narrazione letteraria e tradizione popolare attraverso la figura di Guerrino e della Sibilla. Confrontando il testo del Guerrin Meschino con fonti scritte e tradizioni orali dell’Aspromonte, lo studio indaga il rapporto tra mito, storia e immaginario culturale. Viene evidenziato il processo attraverso cui gli archetipi si storicizzano, trasformandosi in stereotipi culturali. Particolare attenzione è rivolta ai “cortocircuiti” tra contemporaneo e non contemporaneo, nei quali i tòpoi letterari fungono da elementi di connessione. Si sostiene infine che il folklore rielabora la letteratura restituendole autenticità antropologica e contribuendo alla costruzione dell’identità culturale. Entro tale dinamica la fiaba della Sibilla partecipa alla definizione simbolica della Calabria come spazio marginale, ma carico di significati mitici.




