Indice
Benedetto Varchi’s “La suocera”: Toward the Critical Edition
L’articolo ricostruisce la storia e la tradizione testuale della Suocera di Benedetto Varchi, commedia composta nel 1546 e pubblicata postuma nel 1569. Nonostante l’interesse dell’autore per la stampa dell’opera, la commedia non ebbe fortuna critica né rappresentazioni. Il contributo analizza le ragioni di questa marginalità e mette in luce l’importanza della Suocera nel quadro della produzione varchiana, Sulla base di un esame approfondito dei manoscritti idiografi e delle edizioni antiche, l’autore ricostruisce le varie fasi correttorie della commedia, distinguendo due principali redazioni (A e B) e ipotizzando l’esistenza di una copia intermedia perduta. Lo studio propone infine un saggio di edizione critica della commedia.
This article reconstructs the textual history and transmission of La suocera, the comedy composed by Benedetto Varchi in 1546 and published posthumously in 1569. Although Varchi strongly promoted its publication, the play was neither staged nor well received. The study reassesses the work’s significance within Varchi’s oeuvre. Through a detailed examination of the surviving autograph manuscripts and early printed editions, the article identifies two main authorial redactions (A and B) and argues for the existence of an intermediate, now-lost working copy. Finally, it offers a sample critical edition of selected passages from the comedy.
At the margins of ink: marginality and memory in Matteo Ricci letters
La corrispondenza di Matteo Ricci (1552-1610) rappresenta un osservatorio privilegiato della missione gesuitica in Cina sotto i Ming. Lungi dall’essere meri documenti d’archivio, queste lettere si inseriscono nella tradizione umanistica dell’epistolografia, recando tuttavia i segni dell’esperienza missionaria: solitudine, adattamento culturale, ma anche volontà di costruire una memoria collettiva ed eroica. A partire dalle analisi storiche di Jacques Gernet sulla politica di conversione e dall’approccio umanistico e letterario di Filippo Mignini sulla scrittura ricciana, l’articolo propone di rileggere la corrispondenza di Ricci come spazio liminale, posto ai margini dell’azione missionaria ma essenziale alla costruzione della sua identità e alla trasmissione della sua esperienza.
The correspondence of Matteo Ricci (1552-1610) offers a privileged perspective on the Jesuit mission in China under the Ming dynasty. Far from being mere archival documents, these letters belong to the humanistic tradition of epistolography, yet they bear the marks of the missionary experience: solitude, cultural adaptation, and a desire to construct a collective and heroic memory. Building on Jacques Gernet’s historical analyses of conversion policy and on Filippo Mignini’s humanistic and literary approach to Ricci’s writings, this article proposes to reinterpret Matteo Ricci’s correspondence as a liminal space, situated at the margins of missionary activity yet essential to the construction of his identity and the transmission of his experience.
Text and commentary: Gasparo Salvini’s Dichiarazioni on the Secchia Rapita
Nel quadro delle riflessioni sui contorni del testo, il saggio esamina le Dichiarazioni di Gasparo Salviani, cioè l’autocommento che Tassoni, presentandosi sotto mentite spoglie, appose alla Secchia rapita. Già composte nel 1625, esse apparvero a stampa solo nella redazione veneziana del 1630. Pur presentandosi come un commento tradizionale, atto a spiegare il poema e a fornire i dati storico-biografici necessari
a comprenderlo, le Dichiarazioni mirano in realtà a proseguire e potenziare il gioco eroicomico condotto nel poema, aggiungendo doppisensi, ambiguità, note scherzose, informazioni inattendibili. Il tono serio ed erudito del chiosatore, in contrasto con la frivolezza o la falsità delle sue affermazioni, pone costantemente il lettore nel dubbio sulla sincerità o meno di quanto gli viene detto. Consiste in questo gran parte del procedimento eroicomico, continuamente sospeso fra vero e falso, serio e scherzoso, comico e satira.
As part of the ongoing critical debate on paratexts, this essay examines the Dichiarazioni of Gasparo Salviani, the self-commentary that Tassoni, under a pseudonym, appended to his mock-heroic poem La Secchia rapita. Although composed in 1625, the Dichiarazioni only appeared in the Venetian edition of 1630. While outwardly presenting themselves as a traditional commentary, aimed at elucidating the poem and providing the necessary historical and biographical data, they are in fact designed to prolong and intensify the mock-heroic dynamics established in the poem, through devices such as double entendres, ambiguities, playful notes, and unreliable details. The solemn and scholarly tone adopted by the commentator, sharply at odds with the frivolity or falsity of his assertions, continuously unsettles the reader’s trust in the sincerity of the material. Much of the mock-heroic mechanism is encapsulated in this technique, perpetually suspended between truth and falsehood, seriousness and play, comedy and satire.
On the margins of the canon: Dantean re-mediation, adaptation and rewriting in Shigeru Mizuki
Il contributo presenta uno studio delle dinamiche di ripresa e rielaborazione di episodi danteschi, mediati dalle incisioni di Gustave Doré, in Kappa no Sanpei (1961- 1962), manga di Shigeru Mizuki ancora inedito in Italia. Dopo un’introduzione teorica sulle dinamiche di adattamento intersemiotico, il saggio mostra come le immagini e le sequenze narrative trasformino il significato della fonte dantesca, promuovendo impreviste strategie creative e adattive in un continuo e proficuo dialogo tra cultura occidentale e orientale. Il lavoro è chiuso da una tavola sinottica che tenta una prima catalogazione sistematica dei passaggi danteschi, di matrice doréiana, nell’estesa produzione del mangaka giapponese.
This essay examines the appropriation and reinterpretation of Dantean episodes, mediated by Gustave Doré’s engravings, in Kappa no Sanpei (1961–1962), a manga by Shigeru Mizuki not yet published in Italy. After a brief theoretical introduction to intersemiotic adaptation, it shows how Mizuki’s visual imagery and narrative sequences reshape the Dantean source, fostering creative and adaptive strategies in an ongoing dialogue between Western and Eastern cultures. The essay concludes with a synoptic table offering a preliminary catalogue of Doré-inspired Dantean passages across Mizuki’s extensive oeuvre.
In the name of Juyō: testimonies and documentary suggestions in Italy-Japan cultural transmission relations
Il contributo rende conto di una ricognizione effettuata, nell’ambito delle attività del Progetto Dante Limina, in archivi e biblioteche italiani, volta a far emergere fonti – principalmente archivistiche – per la ricostruzione della rete di influenze, connessioni e relazioni culturali tra Italia e Giappone. I materiali reperiti e descritti vanno confluendo nel portale Dante Juyō.
This article reports on a survey conducted, as part of the Project Dante Limina, in Italian archives and libraries, aimed at uncovering sources – primarily archival – for reconstructing the network of influences, connections and cultural relations between Italy and Japan. The materials found and described will be incorporated into the Dante Juyō web portal.
The tradition of Commedia (with some new developments)
Il contributo si propone di esaminare le principali tipologie librarie della Commedia di Dante Alighieri, dalla sua fase più antica di produzione e circolazione (prima metà del XIV secolo) fino all’avvento della stampa. Lo studio sottolinea le più rilevanti caratteristiche codicologiche dei manoscritti, che evidentemente riflettevano i gusti letterari di lettori e committenti nelle diverse fasi della straordinaria ricezione
del testo dantesco. Inoltre, si presentano alcune nuove testimonianze (per lo più) frammentarie del Poema, ancora poco conosciute o del tutto inedite.
This contribution aims to examine the principal book typologies of Dante Alighieri’s Commedia, from its earliest phase of production and circulation (first half of the fourteenth century) through to the advent of print. The study underscores the chief codicological features of the manuscripts, which evidently reflected the literary tastes of readers and patrons across the various stages of the extraordinary reception of Dante’s text. Furthermore, some new (mostly) fragmentary testimonies of the Poem are presented, still little known or completely unpublished.
«Iste liber est Jacobi…»: a note of ownership by Iacomo dalla Lana in manuscript Aldini 319 (Pavia, Biblioteca Universitaria)
Il saggio dà conto del ritrovamento di una traccia autografa di Iacomo dalla Lana, il primo commentatore integrale della Commedia di Dante: una nota di possesso posta sul foglio di guardia finale del manoscritto Aldini 319 della Biblioteca Universitaria di Pavia. La tipologia della nota e la nota di prezzo (d’altra mano) che la accompagna forniscono interessanti spunti per approfondire alcune questioni relative al Lana, al suo Commento e ai rapporti col suo più importante testimone,
il ms. Riccardiano-Braidense.
The essay reports the discovery of an autograph trace of Iacomo dalla Lana, the first complete commentator on Dante’s Commedia: a note of ownership written on the final flyleaf of manuscript Aldini 319, held at the University Library of Pavia. The type of note, together with a price note (in another hand) that accompanies it, offers interesting insights for further exploration of certain issues concerning Lana, his Commentary, and its relationship with his most important witness, the Riccardiano-Braidense manuscript.
Some remarks on the Purgatorio in the Codex Altonensis: layout, visual devices, and exegetical perspectives
Il presente contributo intende offrire un’analisi del Purgatorio del Codex Altonensis, considerato quale luogo privilegiato di intersezione tra elementi strutturali, iconografici e testuali. Attraverso l’esame dei nessi tra architettura della pagina, programma iconografico e articolazione testuale, il contributo mira a illuminare le modalità con cui il manoscritto riesce a costruire una sintesi dinamica fra livelli comunicativi differenti, ponendosi come punto nevralgico all’interno della tradizione figurativa della Commedia.
This paper offers an analysis of the Purgatorio in the Codex Altonensis, viewed as a key point of intersection among structural, iconographic, and textual elements. By examining the relationships between page layout, iconographic programme,
and textual organization, the study aims to show the ways in which the manuscript succeeds in creating a dynamic synthesis across different communicative levels, establishing itself as a pivotal node within the visual tradition of the Commedia.
Limina at the thresholds of the Dantean text: reading paths from Santa Giustina in Padua to the Braidense Library in Milan
L’articolo indaga i limina paratestuali come strumenti privilegiati per ricostruire la circolazione della Commedia tra tardo Medioevo ed età moderna, soffermandosi in particolare su due manoscritti oggi conservati a Milano e già appartenuti all’abbazia benedettina di Santa Giustina di Padova. Attraverso note di possesso, segnature e descrizioni antiche, si ricostruiscono le vicende del fondo dantesco santagiustinese e i suoi rapporti con importanti raccolte erudite e biblioteche conventuali. Una sezione centrale è dedicata al ruolo dei bibliotecari sette-ottocenteschi e alla crescente consapevolezza del valore storico e filologico dei codici danteschi, sullo sfondo delle soppressioni e delle ridistribuzioni di età napoleonica. La ricostruzione delle vicende di questi testimoni mostra come i limina “lontani dal testo” continuino a illuminare, ancora oggi, la fortuna materiale e interpretativa della Commedia.
This article examines paratextual limina as key tools for reconstructing the circulation of the Commedia between the late Middle Ages and the early modern period, focusing in particular on two manuscripts now preserved in Milan and once belonging to the Benedictine abbey of Santa Giustina in Padua. Through ownership notes, shelfmarks, and early descriptions, it retraces the history of the abbey’s Dantean holdings and their connections with major erudite collections and monastic libraries. A central section highlights the role of eighteenth- and nineteenth-century librarians and the growing awareness of the historical and philological value of these manuscripts against the backdrop of Napoleonic suppressions and redistributions. The reconstruction of these witnesses’ trajectories shows how limina, though physically distant from the text, continue to shed light on the material and interpretative fortune of the Commedia.
At the margins of Federico Zuccari’s Vita di Taddeo: notes on drawing connoisseurship and artistic palaeography
Il saggio, che si compone di due sezioni, si propone di integrare due prospettive scientifiche, la connoisseurship del disegno e la paleografia artistica, per riesaminare la Vita di Taddeo, importante iconotesto di fine Cinquecento di Federico Zuccari,
oggi conservato al Getty Museum, e alcune copie fiorentine del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie degli Uffizi. Fonti del XVII e XVIII secolo, soprattutto di natura archivistica, permettono di ricostruire non solo la struttura originaria dei libri di disegni di Federico Zuccari, e della Vita di Taddeo in particolare, ma anche le pratiche di confezionamento, e quelle di smembramento e circolazione dei materiali ad opera degli eredi e dei collezionisti. È anche possibile indagare il ruolo degli allievi e dei collaboratori nella produzione, trasmissione e variazione della serie grafica Getty. Allo stesso tempo, l’indagine paleografica delle etichette di Getty e dei marginalia dei fogli fiorentini identifica la presenza di più mani impegnate nell’opera di scrittura, permettendo di distinguere le parti autografate di Federico Zuccari da quelle dei suoi collaboratori e assistenti. Dalla convergenza dei due approcci metodologici emergono nuovi elementi riguardanti l’invenzione dell’iconotesto, le sue fasi editoriali e le dinamiche operative del cantiere grafico zuccariano.
The essay, which comprises two sections, proposes to integrate two scientific perspectives, the connoisseurship of drawing and artistic paleography, to re-examine the Life of Taddeo, an important late sixteenth-century iconotext created by Federico Zuccari and now preserved at the Getty Museum, and some Florentine copies of the Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie degli Uffizi. Seventeenth- and eighteenth-century sources, especially archival ones, allow us to reconstruct not only the original structure of Federico Zuccari’s drawing books, and of Taddeo’s Life in particular, but also the packaging practices, dismemberment, and circulation of materials by heirs and collectors. It is also possible to investigate the role of students and collaborators in the production, transmission and variation of the Getty graphic series. At the same time, paleographic investigation of Getty’s labels and the marginalia of Florentine folios identifies the presence of multiple hands engaged in the writing work, allowing us to distinguish Federico Zuccari’s autographed parts from those of his collaborators and assistants. From the convergence of the two methodological approaches, new elements emerge regarding the invention of the iconotext, its editorial phases, and the operational dynamics of the Zuccari’s graphic workshop.
From Bellisario Bulgarini to Father Baldassare Lombardi: on an annotated Dante volume held at the University of Tokyo
L’articolo esamina un esemplare della Divina Commedia nell’edizione della Crusca del 1595 conservato presso la General Library dell’Università di Tokyo (G.L. A100:1775), privo del Purgatorio e appartenente alla Dante Collection. Il volume presenta una nota di possesso di Bellisario Bulgarini e un fitto apparato di postille all’Inferno. Dopo aver ricostruito il contesto bibliografico e commerciale dell’acquisto presso il libraio senese Luca Bonetti, lo studio analizza sistematicamente le annotazioni marginali. L’indagine paleografica esclude l’autografia di Bulgarini e rivela una dipendenza diretta dal commento di Baldassarre Lombardi (1791), da cui il postillatore ricava lemmi, interpretazioni e varianti. I dati grafici e testuali consentono una datazione tra fine Settecento e primo Ottocento, qualificando il volume come testimone rilevante per la ricezione scolastico-filologica del Dante lombardiano e per la storia dei fondi italiani in Giappone.
This paper examines a copy of the Divine Comedy in the 1595 Crusca edition preserved at the General Library of the University of Tokyo (G.L. A100:1775), lacking the Purgatorio and belonging to the Dante Collection. The volume contains an ownership inscription by Bellisario Bulgarini and a dense set of marginal annotations to the Inferno. After reconstructing the bibliographical and commercial context of Bulgarini’s acquisition from the Sienese bookseller Luca Bonetti, the study offers a systematic analysis of the marginalia. Palaeographical investigation rules out Bulgarini’s hand and reveals a consistent dependence on Baldassarre Lombardi’s commentary (Rome, 1791), from which the annotator derives abbreviated lemmata, interpretations, and textual variants. Graphic features and the absence of references to nineteenth-century re-editions suggest a date between the late eighteenth and early nineteenth centuries, identifying the Tokyo volume as a significant witness to the scholastic and philological reception of Lombardi’s Dante and to the history of Italian rare-book collections in Japan.





